M'ARID AL KITAB - esposizione del libro sulla cultura araba e sulla religione Islamica

9/10 Giugno 2012 - San Paolo d'Argon (BG)


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martedì 14 ottobre 2008

piangere e lamentarsi su una persona morta

بسم الله الرحمن الرحيم

Lamentarsi è proibito (haram) all'unanimità, come sarà indicato in seguito. Ci sono alcuni ahadith che ci vietano di piangere la morte di qualcuno e che ci informano che i morti saranno tormentati nelle loro tombe a causa del pianto dei loro parenti per la loro morte. Tale divieto si applica solo ai casi in cui il pianto è accompagnato da lamenti e gemiti. Piangere senza queste due cose, è permesso; gli ahadith in supporto di ciò sono molti, compresi i seguenti:

925. Ibn 'Umar (radiAllahu 'anhuma) riportò: il Messaggero di Allah (sallAllahu 'alayhi wa sallam) visitò Sa'd bin 'Ubadah durante la sua malattia. Era accompagnato da 'Abdur Rahman bin 'Auf, Sa'd bin Abu Waqqas e 'Abdullah bin Mas'ud (radiAllahu 'anhuma). Il Messaggero di Allah (sallAllahu 'alayhi wa sallam) cominciò a piangere. Quando i suoi Compagni videro questo, anche le loro lacrime cominciarono a fluire. Egli (sallAllahu 'alayhi wa sallam) disse: "Non ascoltate, Allah non punisce per lo spargimento di lacrime o per il dolore del cuore, ma punisce o elargisce misericordia per le parole di questa (e indicò la sua lingua)."
[Al-Bukhari e Muslim]

Commento: sotto lo stress del dolore, l'uomo diventa pesante nel cuore e le lacrime fluiscono fuori dai suoi occhi. Questo è qualcosa di naturale e al di là del controllo umano. Piuttosto il deflusso delle lacrime risulta dalla compassione Divina. Questo non è vietato soggetto a responsabilità. E' solo lamentarsi che è haram, ed è punibile. L'uomo è benedetto con la misericordia Divina se esprime pazienza e gratitudine con la sua lingua. Inoltre, citare i meriti e l'eccellenza di un'anima defunta è in e di per una cosa buona, poichè altri possono essere stimolati ad adottarli. Ma raccontare di loro con il modo del lamento è sgradito. Un hadith dice che una persona morta viene tormentata a causa del pianto della sua famiglia. Qui pianto significa lamentarsi e gemere. In caso contrario, piangere è un istinto umano e nessuna restrizione può essere posta su di esso. Inoltre, questo avvertimento è inteso per una persona che è stata abituata a lamentarsi durante la sua vita. Oppure avrebbe potuto aver lasciato testamento alla sua famiglia per farli lamentare sulla sua morte. Potrebbe essere che lui ha consapevolmente evitato di dare un avvertimento ai suoi amici e ai suoi parenti contro il lamentarsi. In tutte e tre le situazioni, egli sarà ugualmente ritenuto responsabile con la sua anima dall'essere tormentato per i lamenti dei suoi parenti. Nel caso non sia in nessuna di queste situazioni, egli rimarrà libero dai tormenti infernali. Invece coloro che si lamentano dovranno sopportare il peso del loro peccato. Poichè il Qur'an dice: "Nessun carico gravoso potrà gravare sul carico di un altro." [Al-Isra, 15]


926. Usamah bin Zaid (radiAllahu 'anhu) riportò: un nipote (figlio della figlia) del Messaggero di Allah (sallAllahu 'alayhi wa sallam) fu presentato a lui mentre il bambino era al suo ultimo respiro. Le lacrime cominciarono a fluire dagli occhi del Messaggero di Allah (sallAllahu 'alayhi wa sallam). Sa'd disse: "Cos'è questo, o Messaggero di Allah?" Lui disse: "E' la misericordia di Allah che è scesa sui cuori dei Suoi servi. Allah dona la Sua misericordia sui Suoi servi misericordiosi."
[Al-Bukhari e Muslim]

927. Anas (radiAllahu 'anhu) riferì: il Messaggero di Allah (sallAllahu 'alayhi wa sallam) si recò da suo figlio Ibrahim (radiAllahu 'anhu) quando stava esalando il suo ultimo respiro. Gli occhi del Messaggero di Allah (sallAllahu 'alayhi wa sallam) cominciarono a spargere lacrime. 'AbdurRahman bin 'Auf (radiAllahu 'anhu) disse: "O Messaggero di Allah, anche tu piangi?" Lui disse: "O ibn 'Auf! E' la misericordia." Poi cominciò a piangere e disse: "Gli occhi sono sparsi di lacrime e il cuore è addolorato, e non diremo atro che ciò che piace al nostro Rubb. O Ibrahim! Invero siamo addolorati dal tuo allontanamento."
[Al-Bukhari]

Commento: la morte del figlio del Profeta, Ibrahim, nato da Miriyah (radiAllahu 'anha) accadde nel decimo anno del Hijra. Il hadith dimostra chiaramente che piangere sulla morte di una persona amata è permesso. Ma non dovrebbe esserci lamento.

[Riyad-as-Salihin, capitolo 153, sentenza sul piangere e lamentarsi su una persona morta]

4 commenti:

najla ha detto...

assalamu alaikum, cara sorella quello che hai scritto è giusto...sai che ho perso una persona cara da poco tempo e solo nel mio cuore conosco il mio dolore...sincero.
al hamdulillahi ho la forza di rifugiarmi in Allah swt, che conosce ogni cosa, nei momenti più difficili e sa che ricordo in tutte le mie preghiere le persone a me care...a presto buon lavoro ukhti, Najla

Mujahida ha detto...

بسم الله الرحمن الرحيم

Wa aleikum salam wa rahmatuLlahi wa barakatuhu ukhti cara.

Mashaa Allah...inna lillahi wa inna ilahi raji'un!

So quanto il tuo dolore sia stato sincero, profondo, vissuto ma anche molto discreto e composto.
Che Allah Ta'ala te ne renda merito!

Un abbraccio sincero.

As salamu aleikum wa rahmatuLlahi.

umomarskate ha detto...

assalamu alaikum, carissima sorella. Ho stampato il tuo scritto e lo tengo con me e lo leggo e rileggo per trarne conforto.Grazie a quanto hai riportato riesco a darmi una ragione di come mi sento adesso che non son manco due mesi che ho perso mio padre. Buon lavoro e ancora grazie

Mujahida ha detto...

بسم الله الرحمن الرحيم

As salamu aleikum wa rahmatuLlahi wa barakatuhu.

Mashaa Allah ukhti...ho letto della scomparsa di tuo padre.
Posso soltanto immaginare il tuo dolore. In questo, però, devi essere confortata dalla fede che Allah Ta'ala ha deciso di donarti. Io ho avuto alcune perdite negli ultimi anni e sono certa che se non fossi stata Muslima, la disperazione avrebbe preso il sopravvento.
D'altra parte il dolore fa parte della nostra natura...anche il nostro Profeta (sallAllahu 'alayhi wa sallam) non ne era immune.

Jazak'Allahu khairan ukhti.